Voglio ricordarti così, come ieri, Emilia
Un grande lutto che ogni volta dobbiamo rielaborare, con sempre meno forza. Il terremoto ci ha portato via la parte più razionale di noi, sarà dura reagire presi dal panico. Stiamo ad attenderlo nei giardini, accampati come zingari, credendo di poterlo evitare, per una volta. Ma non è così. Il dolore si accumula al dolore. La paura al terrore. Le macerie sotto ai nostri piedi. E lui non si ferma. Squarta la terra in due e piega alberi secolari. Non c’è scampo nemmeno sotto alle tende blu, che tremano come le pareti di casa. L’Emilia ha il capo riverso, qualcuno lo tiene così per pregare, qualcuno per piangere in silenzio. Io cerco di capire, di vedere, prendo in mano la mia macchina fotografica e corro ad immortalare i monumenti che ancora sono rimasti come allora, a prima del boato. Perché ho paura di non rivederli mai più. Come nel caso della Torre di Finale. Chissà che aspetto avrebbe la mia Scandiano se la Rocca perdesse le sue torri? Quella di Reggiolo ha perso le sue merlature, e con esse la sua identità. Ho paura, sembra la guerra nella Bassa, tra sirene dei vigili del fuoco e ambulanze. Camini sulle strade principali che impediscono il passaggio delle auto, transenne, polizia. Non ho paura della previsione dei Maya, perché è già scritto nel nostro destino che un giorno dovremo morire. Ma ho paura di non riconoscermi più in questo paesaggio che è cambiato da un momento all’altro, e che ha tutta l’intenzione di mutare ancora, con noi dentro. Sembra che la terra adesso voglia cancellare definitivamente la presenza dell’uomo. Mi fa paura pensare che tutto venga risucchiato dalla stessa terra fangosa. Per una volta penso alle Sacre Scritture.
“Polvere tu sei e polvere tornerai”. (Gen 3,19)
Adesso è pieno di polvere, che annebbia la vista delle macerie. I lampadari ondeggiano, i muri continuano a sgretolarsi. Questa notte potrebbe toccare a quelli di casa mia. Domani al mio ufficio, dopodomani al campanile. Lo spazio che circoscrive le scosse si dilata ogni giorno di più. Eppure, ancora una volta, non è oscillare che mi terrorizza, ma la consapevolezza che potrebbe non rimanere nulla di quello che ho visto con i miei occhi sino ad ora. Anche se ho girato il mondo per cercare di sentirmi figlia d’esso, della terra. Quella che oggi mi rinnega. Ma io voglio ricordarti così Emilia, come ieri. Prima del boato, quando credevo di appartenerti
Gloria Annovi
URL breve: http://www.remark-re.it/?p=10947















