Bruford Pensiero

di Gigi Cavalli Cocchi


Bill Bruford è stato un batterista seminale, un’innovatore, uno di quelli che quando colpisce un tamburo ti fa capire subito che “è lui e non un altro”. Insieme a Phil Collins è stato uno dei batteristi che più mi ha influenzato…il mio modo di suonare il rullante “cerchio-pelle” mi deriva da ore e ore di ascolto di album come “Fragile” degli Yes, una delle band nelle quali ha militato, per poi passare per un breve periodo ai Genesis (quando Collins intraprese il ruolo di sostituto di Gabriel nel combo) e in pianta stabilissima nei King Crimson dello “schizoidman” Robert Fripp. Giusto per sapere di cosa sto parlando, segue brevissima discografia essenziale che vi consiglio:

Yes: Fragile

Yes: Closet o the Edge

Genesis: Second’s Out

King Crimson: Starless and Bible Black

King Crimson: Thrak

Ebbene, dopo un quarantennio di onorata carriera Bill ha deciso di mollare. Curiosa questa concomitanza con il suo ex collega Phil Collins che però è giunto a questa decisione per problemi fisici. Anche quelli di Bruford possono considerarsi “motivi fisici”, perché quando il malessere psicologico è forte, coinvolge ogni parte di noi…anima e corpo. Sono qui a parlarvi di lui, non tanto per scandagliare i motivi (che peraltro comprendo appieno) di questa condizione mentale, ma per riportare un frammento tratto dal suo libro biografico che è uscito in questi mesi intitolato “Bill Bruford. Autobiografia alla batteria”. Va detto che tale lavoro non è un trattato dedicato a chi si occupa esclusivamente di tamburi e bacchette, ma un documento interessantissimo per chi ama la musica, sia che sia un musicista o un fruitore. E’ interessante scoprire retroscena di miti e leggende spogliati del loro alone di santità e riportati ad una dimensione terrena, e come da sempre si muove il music business.

Ecco un breve passo illuminante….

…”il business della popular music è per sua natura molto conservatore, e per molti aspetta la vita degli strumentisti è praticamente immutata da un centinaio d’anni. Tra questi aspetti, quello che più ossessiona è l’idea del nuovo, ossessione tanto viva oggi, all’interno dell’industria, di quanto lo era ai tempi della prima guerra mondiale.

Allora il music-hall andava alla ricerca di una canzone nuova da far fischiettare all’uomo del latte. Oggi i concorrenti dei programmi per nuovi talenti cercano lo stimolo giusto capace di trasformarli in una cosa “nuova” Ma il nuovo si muove su un terreno scivoloso. Il problema non è tanto otenere l’attenzione del pubblico: il difficile sta nel tenerla viva per più dei canonici quindici minuti di Warhol. Generalmente la novità non viene accettata…Non è consigliabile rischiare su qualcosa che ha un’aria troppo nuova. Troppa novità provoca una subitanea disapprovazione da parte della critica…E comunque, nuovo per chi? La novità sta nell’opera d’arte o nella reazione che suscita? Il punk non era una musica nuova: si trattava fondamentalmente di rock classico con chitarra e tre accordi, faceva solo un po’ più rumore e andava solo un po’ più veloce.Nuova fu invece la reazione al punk…Quasi tutta la popular music viene valutata paragonandola a “qualcos’altro”: non è questo, quindi dev’essere quello. Essere troppo avanti, offrire una musica che non sia possibile confrontare con un’altra, sarebbe ben poco prudente. In pratica ci accontentiamo di risistemare idee già digerite: si unisce questo a quello, il folk al punk..il rap al rock…dischi basati su dei sample con dentro pezzetti di questo attaccati a pezzetti di quello…Lanciamo in aria gli ingredienti e stiamo a vedere dove cadono: reggae bianco, gangsta rap, o tutte quelle rock band particolarmente naturali con cantante/cantautore stile Coldplay, Travis, David Gray. Niente di troppo nuovo.”

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

URL breve: http://www.remark-re.it/?p=412

Scritto da Gloria il mag 2 2011. Registrato sotto Gong, Musica. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

Scrivi una replica




INFORMAZIONI SULL'AUTORE

Gloria

Gloria
Se ami scrivere, viaggiare, fotografare. Se ti piace questo progetto e vuoi farne parte, scrivici a info@remark-re.it Siamo alla ricerca di collaboratori tra Reggio Emilia e Modena

Galleria fotografica

Amici di REMARK
Collegati